Nulla di ufficiale si sa circa la localizzazione delle centrali nucleari, che, sulla base delle norme emanate l’anno scorso, diventerebbero siti di interesse nazionale: quindi niente critiche, poche notizie, nulla da fare per le comunità locali.
A settembre scorso, a Petralia Sottana, dal convegno organizzato da Fidapa e WWF Madonie, sono venute fuori indicazioni contraddittorie; gli ambientalisti e gli esponenti del mondo accademico presenti tra i relatori hanno evidenziato preoccupazioni per le scorie, per la sicurezza, per gli effetti sulla salute.
Perplessità anche dal punto dei vista costituzionale (Brunetta non aveva ancora esternato sulla Costituzione) ed economico, sono emerse da altri interventi.
In attesa di capirne di più, e per recuperare qualche ritardo di comunicazione, non potendo ancora sapere se davvero Termini, ed il comprensorio madonita, saranno beneficiati da questo dono di Berlusconi e amici, pubblichiamo l’articolo sul convegno tratto dal quindicinale “L’obiettivo”, a firma Damiano La Placa.
Se davvero la centrale dovesse essere localizzata qui, si desterà almeno stavolta Tranquillopoli?
Segue:
- articolo de “L’obiettivo”
WWFe FIDAPA a Petralia Sottana
“No alla centrale nucleare!”
L’’argomento “nucleare” torna preponderante ed è bene non farsi trovare spiazzati.
Con questo obiettivo è stato organizzato dal WWF e dalla FIDAPA delle Madonie un convegno per capire meglio la problematica che lo scorso luglio ha anche visto partorire al Parlamento la legge n. 99 con la quale è stato dato mandato al Governo di individuare i siti dove realizzare le centrali nucleari; uno di questi, probabilmente, potrebbe essere il territorio di Termini Imerese. Un argomento caldo, questo, sul quale importanti esponenti del mondo scientifico si sono confrontati, lo scorso 26 settembre, con una giornata di studi.
Sede del convegno dal titolo “La Sicilia e la prospettiva nucleare, quali rischi, quali alternative”, moderato da Gioacchino Cannizzaro, Damiana Geraci e Lorenzo Palumbo, è stato l’ex Convento dei Padri Riformati a Petralia Sottana. Ad aprire l’incontro è stata Ivana Failla del WWF M a d o n i e (qui nella foto) seguita da Giuliana Sirianni, presidente della Fidapa, che ha ricordato le lotte contro l’installazione della c e n t r a l e nucleare di Montalto di Castro. Lei ha posto l’accento sulla diversa sensibilità che oggi la società civile ha nei confronti del nucleare. “Ai miei tempi – ha detto la Sirianni – ci saremmo già ribellati, oggi invece accogliere in Sicilia una centrale nucleare potrebbe essere una soluzione al problema occupazionale, non tenendo conto che la nostra regione ha un territorio instabile”.
Ecco perché chi oggi è contro il nucleare, secondo la Sirianni, deve prepararsi a scendere in strada.
Di diverso avviso il Commissario dell’Ente Parco, Angelo Aliquò: per lui bisogna invece ragionare con serenità, evitando prese di posizioni, fermo restando che in una regione dove a breve sarà istituito il quinto parco naturale “sembra stridente la costruzione di una centrale nucleare”.
Controcorrente il professore Giuseppe Vella, direttore del Dipartimento di Ingegneria Nucleare dell’Università di Palermo, che nel suo intervento ha fatto il quadro tecnico scientifico di quella che è una centrale nucleare e il procedimento di sviluppo di questo tipo di energia, appellandosi alla obiettività scientifica e non alla demagogia che spesso viene fatta in merito. Ha quindi evidenziato i vantaggi che una centrale potrebbe dare, a cominciare dalla non dipendenza da altri Paesi per il reperimento dell’energia; il non essere legati al petrolio e neanche all’esaurimento delle riserve di combustibile fossile; la diminuzione dell’effetto serra ed altro ancora. Ecco perché il nucleare potrebbe costituire la vera soluzione ai problemi energetici italiani; secondo lui, ciò viene bloccato dai preconcetti e dalla mancanza di conoscenza. Ha quindi portato i presenti a conoscenza del fatto che nella nostra nazione già operano da anni delle piccole centrali nucleari ed una di queste, in funzione dal 1960, è proprio a Palermo presso l’Università.
Alla “lezione” del professore Giuseppe Vella è seguita quella della dottoressa Paola Marozzi sugli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti, praticamente quelle emesse nelle indagini diagnostiche, e l’effetto che queste ultime hanno sull’uomo.
Oltre all’aspetto scientifico è stato affrontato anche l’aspetto giuridico della questione: l’energia nucleare tra normativa europea e normativa nazionale.
In particolare, Francesca Scardina, avvocato, si è soffermata sul profilo di incostituzionalità riguardante la delega al governo in materia nucleare: la legge specifica che è stata impugnata da varie Regioni, tra le quali Calabria, Toscana, Liguria e Piemonte, innanzi alla Corte Costituzionale in quanto scavalca completamente il territorio (Regioni ed Enti Locali) in forza della dizione “interesse nazionale”.
Alla discussione si è quindi aggiunta quella legata alle fonti rinnovabili, quali il fotovoltaico, il termodinamico,
l’illuminazione a led e l’eolico. Proprio quest’ultimo è sotto gli occhi di tutti: basta guardarsi attorno per notare lunghe file di pali con aerogeneratori. Sfruttando il vento e gli investimenti che in questo settore ci sono, aggiungendo anche un buon isolamento termico dei fabbricati, la Sicilia potrebbe soddisfare l’intero fabbisogno energetico.
La tecnologia quindi non manca e ciò, secondo gli ingegneri dell’Enea, Domenico Prisinzano e Francesco Cappello, potrebbe venire incontro al problema energetico senza bisogno di costruire centrali nucleari.
A tutto questo si potrebbe aggiungere anche l’opportunità economica che potrebbe avere la Sicilia se sapesse approfittare delle ingenti somme (34 miliardi di euro) destinate proprio a questo settore. “Purtroppo anche in questo siamo terra di conquista – ha detto l’ing. Cappello –. Infatti, le aziende che vengono a realizzare gli impianti eolici in Sicilia sono del nord e lucrano in Sicilia per portare tutto al nord”. Come prevedeva il lungo elenco degli interventi in programma, un altro argomento interessante è stato quello relativo all’aspetto geologico e ai rischi connessi allo smaltimento di scorie radioattive.
A ipotizzare le possibili soluzioni è stato il professore Mariano Valenza, Ordinario dell’Università di Palermo, che ha anche dimostrato la non sicurezza delle cave di sale (come quella che c’è nelle vicinanze di Raffo di Petralia Soprana, che qualche anno or sono era già stata oggetto di attenzione in questo senso), cave da tutti ritenute pessimi contenitori di scorie radioattive in quanto basta una piccola infiltrazione di acqua per scioglierle.
Sono stati argomentati ancora dal dottor Antonio Sorrentino gli effetti radioattivi sulla fertilità umana e sul feto, quindi la sterilità e la malformazione fetale. A discutere sulla “green economy”, sui costi e ricavi del nucleare e su costi e benefici delle fonti rinnovabili è stata invece Maria Francesca Greco. Ma a rasserenare tutti è stato Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kioto Club.
Secondo lui il nucleare in Italia non avrà sviluppo, non si farà perché costa troppo (quanto il ponte di Messina).
Dalle tabelle che ha proiettato è emerso che in America negli ultimi trent’anni non sono state realizzate centrali ed in Finlandia la centrale che si sta realizzando ha sforato il budget previsto di svariati miliardi.
Costi che sono aumentati proporzionalmente all’aumento dei sistemi di sicurezza. A ciò si deve aggiungere che “non c’è un Paese che è riuscito – ha affermato Silvestrini – a smaltire le scorie in maniera definitiva.
Ecco perché – ha aggiunto – bisogna investire sulle fonti rinnovabili puntando sull’eolico e sul solare. Infatti, le chiavi del futuro energetico sono solo le fonti rinnovabili.
Ed è ciò che ha capito la Germania, che da anni lavora in questo settore esportando le proprie scoperte.
Nonostante ciò – ha proseguito Silvestrini – attualmente il 59% degli investimenti della ricerca vengono ancora impegnati nello studio della fissione e fusione nucleare. Se questi investimenti – ha affermato Silvestrini – fossero stati spesi nel campo delle rinnovabili oggi saremmo probabilmente in grado di esportare le nostre scoperte, così come ha fatto la Germania. Nel 1987, con un referendum popolare, la nostra nazione ha detto NO al nucleare ma non ha messo in campo nulla in alternativa ed oggi ci troviamo ancora una volta in ritardo rispetto agli altri stati; ma ancora non tutto è perduto. Bisogna comunque fare una scelta di campo legata alle fonti di energia rinnovabile, che non è il nucleare, così come lo vuol far passare il governo”.
Per Angelo Palmeri, presidente del WWF Palermo, non bisogna dimenticare che del nucleare c’è anche il rischio di utilizzo in campo bellico. Ma al di là di queste paure, quello che l’ingegnere auspica è lo studio della fonte solare, non dimenticando anche che la vera fonte rinnovabile è il risparmio energetico.
Anche per Angelo Rizza, presidente del WWF Sicilia, lo sfruttamento del nucleare non è la panacea.
Infatti, il contributo che potrebbe dare alla risoluzione del problema energetico si attesterebbe intorno al 5/10% nonostante il costo eccessivo per la costruzione delle centrali. Ecco perché è logico puntare sulle fonti rinnovabili ed in particolare sul fotovoltaico diffuso che dovrebbe essere sostenuto ancor di più da incentivi adeguati per l’installazione. Il presidente del WWF Sicilia ha quindi criticato la legge 99 auspicando che la Regione Sicilia la impugni, così come hanno fatto altre regioni, dinanzi alla Corte Costituzionale.
A chiusura della giornata di studi e di riflessioni è emersa la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un problema. Infatti, al di là del fatto se la Sicilia e l’Italia siano pronte per il nucleare; al di là del fatto che tante nazioni che da tempo utilizzano il nucleare prevedono di chiudere le centrali; al di là del costo che comporta una centrale nucleare; al di là della sicurezza o meno di queste centrali; quello che deve far riflettere è lo smaltimento delle scorie che, seppur limitate (4 metri cubi in sei anni di attività, come ha spiegato il professore Giuseppe Vella), saranno un problema per l’umanità.
A margine della manifestazione, considerato che la giunta regionale si doveva esprimere sull’opportunità di impugnare anch’essa la legge 99/09, è stata redatta e inviata una lettera al presidente della Regione Raffaele Lombardo con la quale si chiede di resistere ai tentativi del Governo nazionale di venire a piazzare una centrale nucleare nella nostra bella Sicilia.
Gaetano La Placa