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Bilanci e sbilanci: i conti di Acque potabili e di Acque potabili siciliane, e i (rac)conti di Avanti

Posted by admin on maggio 22nd, 2010

Acque potabili, la società genovese che controlla il 56 e rotti per cento delle azioni di Acque potabili siciliane, ha approvato il suo bilancio, che è consultabile liberamente su:

http://www.borsaitaliana.it/bitApp/download.bit?target=DocViewerDownload&filename=db/pdf/new/57221.pdf&lang=it

Qualcosa di quel bilancio riguarda anche noi, cittadini della provincia di Palermo, visto che la privatizzazione voluta nel 2007 dalla Provincia e dalla maggioranza dei sindaci vorrebbe che lì, e non nei bilanci degli enti pubblici sottoposti al controllo democratico dei cittadini, si debbano cercare notizie sull’aspetto economico-finanziario della gestione del servizio idrico. Vediamo:

1) Come si sapeva dai comunicati della società, il risultato finale chiude con una perdita di 8.343.000 euro; come mai? ”per effetto delle svalutazioni relative alla partecipata Acque Potabili Siciliane cheriflettono le criticità gestionali ed operative della fase di start up.”

2) lo squilibrio gestionale di Acque Potabili Siciliane S.p.A., è  “dovuto a minori volumi di acqua venduta rispetto a quelli sottesi alla decisione dell’AATO 1 Palermo n. 4 del 5 novembre 2008, ai maggiori costi di approvvigionamento idrico, anche per effetto di adeguamenti della tariffa di acqua all’ingrosso non ribaltati in tariffa secondo i termini della Convenzione di Gestione e ai maggiori costi di manutenzione ordinaria e straordinaria.”

 

Quindi, a dispetto dei volumi che furono alla base della decisione della conferenza dei Sindaci che approvò il piano tariffario, in pratica noi cittadini della provincia di Palermo siamo colpevoli di consumare ogni anno solo 42 mc di acqua a testa, anziché 52 pro capite l’anno come avevano deciso, e promesso ad APS, i Sindaci e il presidente della provincia.

I maggiori costi denunciati da Acque potabili, invece, non sono stati, come avrebbe auspicato APS, seguiti da aumenti delle tariffe.

Volendo scrivere come mangiamo, vuol dire: a) “la gente dovrebbe consumare più acqua, altrimenti non ci guadagnamo, e la conferenza dei Sindaci ci ha fregato sulle quantità promesse.” b) “adesso aumentateci le tariffe, perché nella convenzione ci sta scritto così.” Alla faccia del rischio d’impresa! (NDR).

3) Pertanto APS ha chiesto all’ATO l’applicazione della convenzione che prevede che “se il ricavo complessivo annuale si discosta per oltre il 2% (due per cento) rispetto a quanto previsto dal Piano di Ambito di cui all’Art. 16 per il medesimo periodo, la revisione potrà essere effettuata annualmente”. Tradotto: se non incassiamo quanto promessoci, ogni anno si devono aumentare le tariffe. Anche questo è un impegno preso dai Sindaci e dalla Provincia (Musotto) nella convenzione approvata.

4) ecco le richieste di APS nella procedura arbitrale: “La domanda di arbitrato è intesa a:

- Accertare e dichiarare che nel corso dell’esecuzione del rapporto l’AATO 1 Palermo si è resa gravemente inadempiente in danno al concessionario APS di fondamentali obblighi derivanti dalla legge e dalla Convenzione.

- Condannare l’AATO, in persona del legale rappresentante, all’esatto adempimento della Convenzione stessa e dunque al ripristino dell’equilibrio economico-finanziario della concessione regolata dalla Convenzione.

- Condannare l’AATO al risarcimento del danno comunque sofferto da APS in conseguenza degli inadempimenti accertati e dichiarati.

- Accertare e dichiarare la sussistenza dei presupposti di operatività dell’art.1460 codice civile, con il conseguente diritto di APS di sospendere le prestazioni in proprio obbligo.

- Accertare e dichiarare altresì l’insussistenza dei presupposti per l’applicazione delle sanzioni previste dalla Convenzione.”

Cioè APS chiede aumenti di tariffe, ed il risarcimento dei danni subiti (e chi dovrebbe pagare?), e in più si riserva di sospendere le sue prestazioni.

5) E che succede in caso di risoluzione del contratto? “il singolo socio/soci non possono essere chiamati a surrogare la società ad effettuare le prestazioni/servizi in presenza di un inadempimento della stessa” Cioè i soci di APS (in primis, la stessa Acque potabili), secondo gli avvocati della stessa società controllante, non possono essere chiamati a surrogare la controllata nelle prestazioni dovute. Cioè, tradotto: “se sarà Acque potabili siciliane a dover risarcire danni,  noi non paghiamo”.

6) Acque potabili aveva prestato una fidejussione per 10,3 milioni a favore di APS; anche qua, cercheranno di farla franca davanti all’arbitro, sostenendo che : “l’impossibilità di APS di operare in un contesto operativo significativamente diverso da quello rappresentato nel bando di gara”. Tradotto: “la fideiussione ve la potete scordare, non cacceremo un euro”.

Replica, davanti al Consiglio provinciale, il Presidente Avanti: http://www.teleoccidente.it/wp/?p=9943

“Restiamo convinti che ci sono altre soluzioni all’aumento della tariffa dell’acqua per ripianare la difficile situazione economico finanziaria di Aps.” Quindi un po’ di acqua sul fuoco. Anzi, continua il Presidente, per quello che riguarda i cittadini, è già un successo l’aver ottenuto che la tariffa stabilita dall’ATO non sia ancora maggiore del 20 % di quella che è.

Sarà. Chi si accontenta gode, visto che al peggio non c’è fine.

Ma intanto Acque potabili si prepara ad ogni evento, comprese la fuga dalla Sicilia da una parte, e la richiesta di danni dall’altra, in attesa del giudizio degli arbitri, e le nubi si addensano. I cittadini dei comuni già “privatizzati” protestano contro le tariffe alte, per esempio a Bagheria (già comune allineato e coperto a favore di APS) anche il Consiglio comunale si pronunzia contro la privatizzazione:  http://www.90011.it/articolo.asp?idNotizia=7152&tags

Altra notizia: è stato nominato il Presidente del collegio arbitrale, il prof. Mario Serio. Salvo omonimie, si tratta dell’ex componente del Consiglio superiore della magistratura, laico in quota centrodestra.

In questo scenario giorni fa sembrava che ci fosse un fulmine a ciel sereno: l’ARS ha approvato, nella finanziaria, un articolo che è stato propagandato come l’inizio della ripubblicizzazione dell’acqua. Ma questo merita un discorso a parte.

One Response to “Bilanci e sbilanci: i conti di Acque potabili e di Acque potabili siciliane, e i (rac)conti di Avanti”

  1. admin Says:

    Pubblichiamo un commento di Lucio Beloni, da Arezzo.

    Oramai il giochino del privato è smascherato:
    il privato dice all’ATO: mi devi aumentare le tariffe perché “è in gioco” il ripristino dell’equilibrio economico-finanziario della concessione regolata dalla Convenzione. Tu aumentami le tariffe se vuoi che non …porti i libri in tribunale, se vuoi gli investimenti tu aumentami le tariffe.
    L’ATO che fa: io te le aumento, ma tu mi rispetti gli investimenti da effettuare però.
    Il Privato: si, si non ti preoccupare, dormi tranquillo.
    Risultato: aumenti tariffari costanti ad ogni revisione ed investimenti effettuati rispetto a quelli previsti sempre intorno al 50-60%. Inoltre investimenti previsti ad ogni revisione costantemente abbassati.
    Il tutto condito con la società misto pubblica-privata indebitata. Questo è un classico, altrimenti come fanno a forzare la leva dell’equilibrio ecomomico-finanziario per “rivedere” le tariffe?).
    A QUANTO HO LETTO SIETE ALL’INIZIO DEL GIOCHINO, POI ECCO COME, MOLTO PROBABILMENTE CONTINUERA’ (REFERENDUM PERMETTENDO):
    i soldi il privato non li caccerà mai, anche perché non ce li ha. La società verrà forzata, se i cittadini reclamano gli investimenti, nel fare un finanziamento (ad Arezzo per esempio abbiamo fatto il primo Project Financing in Italia nel settore idrico nel 2005, ben sei anni dopo che siamo stati privatizzati!!). Il privato ci sarà solo per guadagnare, fino a che non si arriverà a capirla come hanno fatto in Bolivia ed in tutto il Sud America o a Parigi…. Questo se prima non la capiscono con le buone!
    Gli aspetti più comici di tutto questo sono 3:
    1) il sentire il Ministro Ronchi che dice che le perdite idriche nazionali sono al 36%, che c’è bisogno di soldi del privato bla bla bla….. come se non sapessimo che le perdite idriche laddove opera già il privato da anni sono sempre le stesse! Come se non sapessimo che il consumo di acqua è il 70% agricolo, il 20% circa industriale ed il 10% circa umano. Cioè, se vogliamo guardare VERAMENTE al risparmio del bene comune acqua guardiamo altrove che è meglio!!
    2) Il sentire la Cispel della toscana, il nostro locale quartier generale nemico, quando dice:
    10- Quanto si deve investire ?
    Gli investimenti nel servizio idrico sono stimati in 60-70 miliardi di Euro in Italia nei
    prossimi 5 anni e in 3-4 miliardi di Euro in Toscana nello stesso periodo.
    La Toscana ha già investito nel servizio idrico 1,5 miliardi di Euro da quando sono
    stati istituiti i gestori di ambito. E’ la regione con il miglior risultato in termini di
    investimento in Italia.
    Per la risposta, copio ed incollo un certo Matteoli di Empoli…:
    SOCI PRIVATI ED INVESTMENTI
    Ma dove il “modello toscano” ha mostrato tutti suoi limiti è stato proprio nella incapacità di favorire gli investimenti privati.
    Nonostante quello che pensano i critici di sinistra, il deficit di investimenti non è dovuto solo al naturale riflesso del socio privato di limitare al minimo gli esborsi di capitale, ma all’enorme divario tra necessità e possibilità.
    Il Presidente di Cispel Toscana ha recentemente stimato gli investimenti necessari nel sistema idrico in 60 miliardi di euro per l’Italia ed in tre miliardi e mezzo per la sola Toscana.
    Dove si trova il privato che ha la possibilità di investire cifre di questa entità?
    Basti pensare che ACEA, la società romana quotata in borsa leader dei “privati” nel sistema acqua toscano, ha un patrimonio consolidato di soli 1,3 miliardi di euro di fronte a debiti superiori ai due miliardi di euro.
    Ed infatti il miliardo e mezzo di euro di investimenti effettuato negli ultimi 9 anni in Toscana nel sistema idrico è stato in gran parte reperito con mutui ed autofinanziamento.
    Ma anche se si trovasse un socio privato ben disposto ad aprire il portafoglio, certamente non lo farebbe per spirito civico ma per ottenere un rendimento adeguato e certo tramite la tariffa, come del resto prevede la legge esistente.
    Sono perciò le bollette l’unica base possibile – a legislazione invariata – per finanziare l’enorme mole di investimenti necessaria nei prossimi anni.
    3) Ancora insistono con la barzelletta, ormai vecchia, nel dirci che non privatizzano nulla, che l’acqua rimane pubblica…. Come se non sapessimo che quando ci raccontano tale barzelletta significa che non sanno più che cosa inventarci.
    Il privato i soldi non ce li ha e sta nel servizio idrico solamente per farli. Laddove il privato è presente ci vuole rimanere e farà di tutto per rimanerci, perché ha trovato la gallina dalle uova d’oro! I cittadini!

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