Tranquillopoli

"nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario" G.ORWELL

Voci dal territorio

Dalla rivista Espero


Cefalù: care, sporche e amare acque

di Antonio Franco*

La triste questione idrica a Cefalù inizia 15 anni fa: nel 1992 il commissario prefettizio freddamente certifica la non potabilità dell’acqua immessa in rete. Per i cinque anni dopo, la giunta La Grua non riesce a risolvere il problema e i cefaludesi devono fare l’abitudine ad andare in giro con i bidoncini e/o ad acquistare l’acqua minerale, mentre s’inizia a parlare di acqua potabilizzata. Nel 1997 vince le elezioni Simona Vicari che, di fatto, chiude le porte sia alla ricerca di risorse idriche nel territorio (com’era in progetto del sottoscritto, candidato a sindaco), sia alla realizzazione del potabilizzatore AMAP (tesi sostenuta da un altro candidato, G. Cristina), di cui risultava discutibile soprattutto la possibile ubicazione alle falde della Rocca. Il sindaco Vicari, dopo alcuni anni di incertezze e omissioni (in primis, sul mai attuato, indispensabile rifacimento della fatiscente rete idrica), si produce nel colpo a sorpresa del millennio: si sarebbe realizzato un potabilizzatore con un project financing di “illuminati” imprenditori privati; i cittadini, vessati da anni di sacrifici e da un’acqua calcarea che distrugge tubature ed elettrodomestici, non si danno molto pensiero dei forti rincari profetizzati dall’opposizione e la sindachessa (confermata nel 2002) fa procedere spedito il progetto di desalinizzazione dell’acqua. Bisogna, però, attendere il 2005 per veder completata la costruzione dell’impianto e, a tempo record, il sindaco emette ordinanza (significativamente fatta controfirmare anche agli assessori), con cui fa entrare in funzione il potabilizzatore (sebbene esso, e così è tuttora, non abbia certificata la necessaria idoneità igienico-sanitaria); passa ancora un anno (fine maggio 2006) perché la giunta Vicari determini le nuove tariffe aumentate che oggi sono beffardamente sotto gli occhi. L’acqua, comunque, resta imbevibile, spesso sporca e maleodorante, soprattutto a causa del pessimo stato delle condotte. La nuova giunta Guercio (e dalla sintesi “storica” si passa alla cronaca) intuisce il positivo peso delle bollette maggiorate sul bilancio comunale, esausto dopo gli sperperi dell’era Vicari, e decide di marciare sulla pelle dei cittadini (in perfetta continuità con i metodi Vicari): i cefaludesi passano a pagare Euro 0,71 da Euro 0,11 a m3, le utenze non domestiche (negozi, studi, ecc.) si vedono recapitare un nolo contatore di 100 Euro (da Euro 2,80), a tutti è imposto di pagare la potabilizzazione II semestre ‘05 (ma le tariffe possono legittimamente risalire tutt’al più all’1/1/2006). Insomma, un incubo con “cartelle pazze” pure di 400 Euro per anziani soli, 1000-1500 Euro per nuclei familiari ridotti, opposte a quelle da 9-12 Euro (per errate letture o guasti a contatori spesso vecchi): i consiglieri comunali del Partito Democratico (Fatta, Franco e Lapunzina) e il gruppo ex-Margherita insorgono raccogliendo in pochi giorni oltre 1500 firme di utenti su una petizione che portano al Consiglio comunale del 10/12 u.s., alla presenza di oltre 300 cittadini decisi a farsi valere (fatto inaudito a Cefalù). La petizione è accolta in un documento del consiglio, votato all’unanimità, ma l’amministrazione Guercio la recepisce solo in minima parte: sospende le bollette e parla di revisioni solo per i casi più anomali. Delusi quanti chiedevano l’abbattimento dei costi per un’acqua di fatto non potabile, l’eliminazione delle voci aberranti nelle bollette, un severo riesame di tutte le conformità dell’impianto. Il resoconto nudo della querelle idrica di Cefalù permette, fuori d’ogni retorica, di capire quanti rischi si corrano a esporre un bene primario qual è l’acqua a qualsiasi tipo di privatizzazione: aumenti indiscriminati per i cittadini, specie per i più deboli, senza in cambio un miglioramento del servizio proporzionato ai costi. E ancora Cefalù non è nel sistema dell’ATO idrico! Si parla di aumenti fino al 100% … tornano in mente le parole del recente documento del vescovo di Caserta: “l’acqua appartiene a tutti e tutti devono mobilitarsi perché questo diritto naturale umano e sociale sia salvaguardato e non diventi una merce”; o quelle di p. Alex Zanotelli: “l’acqua è uno di quei diritti, come l’aria, che non si toccano … chi privatizza le risorse idriche è un ladro”. Cosa aggiungere? Solo l’amara speranza che, su quel che li tocca più direttamente, tornino ad esservi, a Cefalù e ovunque, tanti cittadini mobilitati per difendere, con rabbia e con impegno, i beni essenziali che sono di tutti noi, ma soprattutto di quanti ci seguiranno.

*Consigliere Comunale P.d. – Cefalù

Tratto da Espero: Anno II n. 10 – 1 Gennaio 2008

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